Il dibattito storiografico cinquanta anni dopo

Da "la Repubblica" di venerdì 2 luglio 1999

 

Ma aveva ragione
il partigiano Johnny

Di Enzo Siciliano

GUERRA civile o resistenza? Claudio Magris ha ripreso sul "Corriere della Sera" di domenica scorsa la questione che per più lati, sotterraneamente, incide sull'anima della sinistra da qualche tempo. Il revisionismo, nell'accentare la risposta tutta sul lato "guerra civile" e ricacciando la resistenza nel "libro nero" del comunismo, ne ha fatto un'arma liquidatoria o ha inflazionato il mercato delle idee con motivi discutibilissimi. Come dire: il fascismo aveva la sue ragioni, se non, addirittura, tutte le ragioni.
Magris, è ovvio, non è di questo avviso. Ma il suo scritto, limpido come sempre, mi porta a ragionare su fatti e parole che temo vadano in ombra.
Anzitutto, sto con il partigiano Johnny, e penso che chi stava contro di lui andava sconfitto con ogni mezzo. Certo, fu una "guerra civile"; e Claudio Pavone, con il suo libro di alta qualità storica e morale, ce ne ha convinto come mai, perché quella, oltre tutto, fu una guerra di civiltà.
Nel 1940 lo scrisse anche Thomas Mann: le democrazie occidentali avevano anzitutto ragioni etiche e "umanitarie" per combattere fascismo e nazismo; e a quelle ragioni era impossibile per l'Occidente sottrarsi - la difesa della libertà, col sangue e le bombe, è una difesa compiuta in nome di tutti.
Il partigiano Johnny di Fenoglio in questo spese se stesso, la sua stupefacente giovinezza, insomma la sua vita.
Ripeto, quella guerra civile, che comincia con il 1939, è stata una guerra di civiltà combattuta e vinta - questo il suo carattere singolare - anche per i comunisti e i sovietici, che poi molto hanno contribuito a vincerla.
Perché dico che è stata combattuta e vinta anche per loro? Perché, alla lunga, la consolidata vittoria delle democrazie occidentali ha costretto i comunisti a riflettere nel tempo, fuori ogni metafisica, sulla idea di libertà - lo previde Croce nella primavera del 1943, e provocatoriamente lo scrisse, - idea non estranea a chiunque debba qualcosa alla linea liberale della filosofia classica tedesca.

SAPPIAMO sempre di più che evento complesso sia stata la guerra civile italiana 1943-45, - complesso anche dal punto di vista degli amici del partigiano Johnny. La testimonianza di quella complessità è racchiusa nella carta costituzionale repubblicana, ma quella carta è l'atto di civiltà che ha concluso la guerra. La verità dei lutti che avevano travagliato con crudezza quegli anni, da quella carta, veniva affidata alla realtà della vita. Senza di essa saremmo un paese peggiore. Non per quel paese ha combattuto il partigiano Johnny.
Si è fatta molta retorica sulla resistenza, dice Magris. E' vero. Ma è pure vero che in certi anni, fine dei Quaranta, i Cinquanta, in molti licei (la maggior parte?), a chiedere qualcosa sulla resistenza bisognava stare zitti, casomai limitarsi a leggere "L' Agnese va a morire" e non era un buon leggere. Questo fatto, su cui da eccepire c'è poco, ha avuto pessime ricadute, sia a destra sia a sinistra. La festa del 25 aprile era una festa indigesta per molti. La retorica? Una reazione, che voglio neanche dire "comprensibile" - ma era anche retorica la coralità tumefatta con la quale, secondo un sistema di par condicio, quella data veniva celebrata.
Il Sessantotto mise in liquidazione la resistenza, proprio perché, in parte (ma cospicua), progettava di mettere in liquidazione la conquista della libertà parlamentare, repubblicana. Mi si può obiettare che il Sessantotto parlò invece di "resistenza tradita". Appunto, ne mise in parodia la concretezza, inchiodandola a un bieco concetto di rissa sanguinaria, maoista. E non è un caso che molti revisionisti nascano dalla costola del Sessantotto. La loro idea di libertà non ha radici nella linea liberale dalla filosofia classica tedesca.

RESISTENZA: si trattò di resistere alla guerra che i fascisti combattevano contro italiani non fascisti ed ebrei, svendendoli ai nazisti. Lo scrive nel proprio "Diario" di Bottai , l'unico fascista della prima ora che abbia avuto il coraggio di guardarsi l'anima con sprezzo non comune. E la guerra portò con sé - sangue e macerie in ogni guerra - oltre che Porzus (d'accordo!), ma Marzabotto e le Fosse Ardatine, via Tasso, la pensione Jaccarino eccetera.
Antifascismo: se ne è fatta una sbornia; ma abbiamo avuto presidenti del Consiglio che chiedevano voti ai fascisti che andavano in giro con labari e gagliardetti. E evidente che per qualcuno la "guerra civile" doveva continuare. Sarebbe opportuno che ormai dicesse perché e in vista di cosa esponeva quei labari e quel gagliardetti.
Ma oggi siamo sereni su queste questioni, nonostante tutto. Le camicie nere sono di seta e firmate Saint Laurent. Resta il fatto che il partigiano Johnny aveva ragione, tanto da convincere gli ex fascisti che quella guerra è stata vinta anche per loro, proprio su di loro.
Per concludere: perché il fascismo è stato considerato e vissuto come il nemico radicale, il "nemico totale"? Il forno crematorio di Auschwitz e la razionalizzazione dello sterminio di massa non furono invenzione di qualche personaggio di romanzo. Invece, per quanti anni, dopo il '45, i reduci di Salò hanno continuato a dipingere svastiche per le strade delle nostre città?